
In questo terzo articolo, la storica del giardino e del paesaggio Felice Olivesi indaga come la concezione archetipa immaginale della foresta, attraverso un progressivo processo di secolarizzazione, sia stata trasformata in un immaginario più o meno fantastico, se non addirittura sostituita da una visione utilitaristica della foresta quale risorsa economica.
Per leggere i precedenti articoli:
Memoria delle foreste/1 CLICCA QUI
Memoria delle foreste/2 CLICCA QUI
Alle origini della nostro immaginale*
Quando si parla di foreste, spesso emergono questioni sulla definizione e l’ottica con cui le si guarda; l'industriale forestale non la vede allo stesso modo di un ecologo e il punto di vista del cacciatore è diverso da quello dell'escursionista. Nessuno sembra essere d'accordo su cosa sia una foresta e su come la nostra società debba rapportarsi ad essa, e i media occidentali fanno spesso eco ai dibattiti in corso. Tuttavia, se guardiamo alle culture dei primi popoli, non osserviamo queste opposizioni; ognuno ha il suo posto al centro di uno spazio di vita comune, in un rapporto armonico con l'ambiente.
Allora, cosa ci succede? Perché nella nostra storia ci sono state continue tensioni, che oggi sembrano ancora più acute?
La risposta sta in un ambito molto più concreto di quanto suggerisca il termine: l'immaginale.
In questo suo secondo articolo la storica del giardino e del paesaggio Felice Olivesi mette in relazione l'evolversi delle società umane con le profonde trasformazioni subite nel corso dei secoli dagli ecosistemi forestali.
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Sulle tracce delle nostre foreste primarie
La storia delle foreste è intimamente legata a quella degli uomini. Le società umane, intervenendo secolo dopo secolo sull'ecosistema forestale, lo hanno trasformato profondamente, portando alla fine alla scomparsa di tutte le foreste primarie delle nostre regioni.
Come e quando è successo? Questo è ciò che cercheremo di scoprire ora, incamminandoci sulle tracce delle nostre foreste primarie.
La nostra storia inizia circa 12.000 anni fa, alla fine dell'ultima era glaciale. Con il ritiro dei ghiacciai a nord, un'intera epoca nella storia della nostra specie sta passando. L' Homo sapiens aveva infatti colonizzato tutta l'Europa occidentale da 20.000 anni prima della nostra era. Il paesaggio di questo rigido clima glaciale era costituito da steppe e tundra. Le foreste erano allora assenti e nelle immense pianure vivevano branchi di grandi erbivori – mammut, megalocero, uro, bisonte, rinoceronte lanoso, renne… – e dei loro predatori – tigri, leoni delle caverne, orsi delle caverne… e uomini.
Pubblichiamo i video degli interventi al Convegno “Cansiglio e Prealpi Trevigiane, indagini faunistiche in un ecosistema che cambia”, tenutosi sabato 14 maggio 2022 presso l’Aula Magna del Seminario Vescovile di Vittorio Veneto (TV).
Il Convegno, organizzato dalla sezione LIPU di Vittorio Veneto in collaborazione con l’Associazione Cinema e Ambiente, ha presentato lo stato di recenti indagini relative a specie faunistiche che possono essere considerate come dei “termometri” dello stato attuale, dell’evoluzione e delle problematiche ambientali che intessano questi territori.
Cansiglio e Prealpi Trevigiane, due territori che, parimenti ad altre aree geografiche del nostro paese, hanno conosciuto una rilevante presenza antropica, una pressione che va oggi modificandosi in forme e tendenze controverse. Da un lato si va estendendo l’abbandono delle zone medio-alte, in passato caratterizzate da pratiche colturale tradizionali, dall’altro, in quelle medio-basse, si assiste ad una forte espansione di attività agricole estensive a monocultura industriale.
A queste dinamiche socio-economiche si aggiungono ed intrecciano variazioni climatiche che, in tempi accelerati, prefigurano cambiamenti negli ecosistemi ambientali determinatisi nel corso dei secoli passati.
Ambienti che si trasformano, abbandoni in collina/montagna e urbanizzazioni nella pianura sottostante, che stanno impoverendo progressivamente la qualità della vita delle persone e il loro rapporto con la natura. In risposta a questo impoverimento si stanno poi generando anche delle risposte che vanno ad interessare questi habitat con forme di sfruttamento sempre più consumistiche. Anche questo sta contribuendo al cambiamento di questi ecosistemi.
Riscopriamo la memoria delle foreste
Ricordi la foresta?
Che aspetto aveva?
Puoi chiarire cosa significa per te "la foresta"?
Quali sono le tue fonti di informazione?
Questa raffica di domande ci porta immediatamente al centro dell’argomento. Perché qui iniziamo un'indagine, con tutto ciò che comporta l'esplorazione, la ricerca di testimonianze e indizi, e soprattutto, per il momento, l'interrogatorio. Non sappiamo ancora molto bene cosa troveremo. Tutto quello che sappiamo è che per salvare le foreste, dobbiamo recuperare i nostri ricordi.
Emergenza. Ricordare...
È importante ricordare. Basta poco tempo per abbattere una foresta e trasformare il suo complesso ecosistema in un deserto fangoso, provocando così la scomparsa, insieme agli alberi, di tutti i vari habitat che le erano associati: bordi, stagni, sottobosco, di un suolo forestale così ricco, così essenziale per l'equilibrio ecologico, ma così vulnerabile alla compattazione.
Senza ricordare com'era la foresta prima dell'arrivo dei macchinari pesanti, come possiamo conoscere il terribile impatto connesso al suo “sfruttamento”?
Come facciamo a sapere cosa è stato distrutto per poi rivendicarlo nuovamente?
Che si tratti di un disboscamento effettuato in pochi giorni o di una vasta foresta selvaggia, trasformata lentamente in una piantagione industriale, dobbiamo essere consapevoli del prima e del dopo.
Nel corso di alcuni casuali incontri avvenuti nell'estate del 2018 il dibattito verteva intorno all'idea della necessità di far rinascere una foresta primaria in Europa occidentale. Le osservazioni di Francis Hallé in merito alla scomparsa delle grandi foreste tropicali e dei gravissimi attacchi all'ultima foresta primaria d'Europa in Polonia, hanno dato poi sostanza e sostegno a riflessioni in merito a questa necessità. Il 25 e 26 febbraio 2019 presso il monastero di Sainte-Croix nella Drôme, scienziati, naturalisti, artisti, registi e fotografi naturalisti, semplici cittadini, hanno deciso di fondare un'associazione che hanno chiamato: Association Francis Hallé pour la forêt primaire.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 21 marzo la Giornata internazionale delle foreste (IDF) nel 2012. Il giorno celebra e sensibilizza l'importanza di tutti i tipi di foreste. In ogni giornata internazionale delle foreste, i paesi sono incoraggiati a intraprendere sforzi locali, nazionali e internazionali per organizzare attività che coinvolgano foreste e alberi, come le campagne di piantagione di alberi.
Il tema dell’edizione 2022 della Giornata è “Foreste e produzione e consumo sostenibili”.
Amici del Cansiglio segnala e presenta nella sezione Documenti di Cansiglio.it una nuova rivista trimestrale: SIMBIOSI La rivista si può chiedere in prestito presso la Biblioteca Franco Da Re del Centro Ecologista di Vittorio Veneto il sabato dalle ore 10:00 alle 12:30. Il periodico sostiene anche un progetto per la crescita di nuove foreste nella Pianura padana che, nate dal nulla, saranno destinate a diventare “vetuste” per invecchiamento naturale.
A trent’anni dall’approvazione della legge sulle aree naturali protette, un dossier del Wwf chiede un aggiornamento delle norme. Per evitare derive localistiche e la nascita di parchi fantasma Il 6 dicembre 1991, al termine di un lungo dibattito in parlamento e dopo centinaia di manifestazioni e convegni in tutta Italia, veniva approvata la legge n. 394, legge quadro sulle aree naturali protette. Si concludeva così un percorso ipotizzato 70 anni prima, quando l’allora Ministro Benedetto Croce, nel presentare il suo disegno di legge “Per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico”, affermava: «È nella difesa delle bellezze naturali un altissimo interesse morale ed artistico che legittima l’intervento dello Stato». La proposta di Croce non si concretizzò, ma nel 1922 fu istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso, prima area protetta italiana nata su terreni donati da Vittorio Emanuele III. Nell’articolo 1 dell’atto istitutivo si legge che lo scopo del Parco è quello di «conservare la fauna e la flora e di preservarne le speciali conformazioni geologiche, nonché la bellezza del paesaggio»: al Gran Paradiso seguirono il Parco Nazionale d’Abruzzo nel 1923, quello del Circeo nel 1934 e quello dello Stelvio nel 1935. In poco meno di 15 anni erano così nati i primi 4 parchi “storici” d’Italia, destinati per molti anni a rimanere gli unici. Nel secondo dopoguerra, infatti, vi furono diversi tentativi di giungere ad una legge sui parchi, ma nessuno arrivò a compimento.
Il Cansiglio è un Bene Comune: No alla vendita di qualsiasi sua parte per non dare l’avvio ad una serie di privatizzazioni che porterebbe allo snaturamento totale dell’area: salviamo e tuteliamo i grandi alberi presenti all’interno della foresta regionale. La selvicoltura deve diventare sempre più naturalistica, accettando che la funzione economica diventi sempre meno importante, lasciando spazio ai valori ecologici di tutela della biodiversità, della produzione di ossigeno, della cattura e conservazione nel legno della CO2 (contro il riscaldamento globale) e dell’importanza sociale della foresta come luogo di recupero psicofisico e di cura per una popolazione chi ormai al 70% vive (o sopravvive) in ambienti urbani inquinati e malsani.
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