
12.500 a.C.
Anche se si ritiene che la presenza dell'uomo in Cansiglio si possa far risalire a 100.000 anni fa, insediamenti umani del Paleolitico Superiore sono stati rinvenuti nei pressi del Bus della Lum. Gli scavi effettuati in questo sito hanno consentito di catalogare più di 4.000 manufatti di selce non sempre di provenienza locale. Di un migliaio d'anni più recente è il sito del Palughetto, in questo scavo è stato riportato alla luce, in una torbiera, un deposito di selci non lavorate che costituivano una riserva per i cacciatori. Insediamenti risalenti al Mesolitico sono poi stati oggetto di numerosi scavi sul lato occidentale del Pian Cansiglio. Nelle località Casera Lissandri, Casera Davià e i Pich si sono effettuati una trentina di esplorazioni che inducono a ritenere che le località abbiano ospitato periodici alloggiamenti di cacciatori nei periodi dell'anno in cui vi praticavano l'attività.
Epoca romana
Riferimenti diretti e significativi della presenza romana in Cansiglio non ve ne sono. Alcuni farebbero risalire i ritrovamenti di utensili ed armi in Pian dell'Armade ad uno stanziamento dell'esercito di Mario. Di maggior credito appare l'utilizzazione da parte dei romani della cava di Prandarola (sopra Pian Rosada) da cui si estraeva la cosiddetta "pietra del Cansiglio". Di questo calcare a grana grossa sono fatti, ad esempio, la base in pietra dedicata a Marco Carminio Pudente, che ricoprì importanti funzioni amministrative tra le quali anche quella di patrono del collegium dei dendrophori (addetti alla lavorazione e smercio del legname) e il sarcofago di Flavio Ostilio e la moglie Domizia (entrambi del III sec. d.C.). Plinio, nella Naturalis Historia Lib. III, 126, dai Monti Opitergini (altopiano del Cansiglio) fa sgorgare il fiume Livenza.
Epoca longobarda
La presenza dei longobardi in Alpago, se non ha lasciato testimonianze materiali specifiche, è da considerarsi prioritariamente in relazione all'organizzazione amministrativa del territorio (delle due decanie, Alpago di Sopra e Alpago di Sotto, della Sculdascia di Belluno parlerà poi anche il Diploma di Berengario I) e alle diverse località il cui nome è d'origine longobarda.
923 d.C.
In un Diploma di Berengario I, Imperatore e Re d'Italia, il Cansiglio fa la sua prima apparizione nei documenti ufficiali tutt'ora esistenti. Da tale documentazione risulta che il "Bosco d'Alpago" (come verrà poi denominata l'attuale foresta) fu dato in donazione ad Aimone, Conte Vescovo di Belluno, entro i confini del Monte Petracisa (si ritiene possa corrispondere alla Crosetta che scende in Valsalega), del Monte Cruce ferrea (si propende per l'attuale Monte Croseraz, piuttosto che l'odierno Monte Croce sopra la città di Vittorio Veneto), del Monte Cavallo, fino al Piave ed al Lago di Santa Croce.
963
Il 10 settembre l'Imperatore Ottone I conferma genericamente i possedimenti del Vescovo di Belluno.
1031
Corrado I Imperatore e 2° re di Germania, nel suo diploma al Vescovo Heremanno conferma in genere i possedimenti del Vesovo, accennando al confine del Monte Cavallo.
1161
L'Imperatore Federico Barbarossa restituisce al Vescovo Ottone le regalìe che prima gli aveva tolto.
1179
Federico Barbarossa toglie la Diocesi di Belluno con tutti i beni del Vescovado, e quindi anche il Cansiglio, al Vescovo Guelfo fedele alla Lega Lombarda, e gliela restituisce nel 1183 dopo la pace di Costanza. Ottone I la conferma poi al successore Giovanni.
1185
La Sede Apostolica, con Bolla Pontificia del 15 novembre 1185 di Papa Lucio III, sancisce la donazione fatta alla Mensa Vescovile di Belluno.
1200 – 1400
Con il mutare degli equilibri politici, nello sfruttamento del bosco, trovano un loro spazio e ruolo le cosiddette Regole della Comunità dell'Alpago. Sempre in questo periodo, i pascoli interni vennero ceduti ad Enti e privati che poi li affittarono per l'esercizio del pascolo.
1231
In un documento redatto in "Villa di Luca" il 18 aprile, con la mediazione di Rizzardo da Camino, si mette fine ad una disputa tra il Castello di Fregona e quello di Cordignano, stabilendo che i pascoli di "Prese, Monte Croce, Cadolten e Code" vengano goduti sotto il vincolo livellario dalla Gastaldia di Fregona.
1339
Il Patriarca di Aquileia, Bertrando, raggiunge un accordo per la costruzione di una strada che, attraversando l'altopiano del Cansiglio, congiungesse il Friuli con Belluno, evitando in tal modo di far soggiacere i mercanti viaggiatori alle gabelle imposte dai da Camino per il transito attraverso la stretta di Serravalle. Realizzata, forse su alcuni tratti già preesistenti, la cosiddetta Strada del Patriarca è ancor oggi rintracciabile in diversi tratti del suo percorso.
1404 - 1420
Con la duplice dedizione, la Comunità di Belluno ritiene opportuno mettersi sotto "l'usbergo" della Repubblica Veneta; ne consegue che anche il Bosco d'Alpago viene a far parte del territorio soggetto alla Serenissima Repubblica.
1548
Con la Provvisione del 28 luglio del Consiglio dei X, venne assunto sotto la "protezione", della Serenissima. Il 21 novembre dell'anno 1548 il Bosco del Cansiglio, con una Provvisionale del Veneto Senato, viene ufficialmente, "Bandito per uso de Remi della Casa dell'Arsenal", essendo Doge Francesco Donà.
1549
Con decreto del Consiglio dei X in data 22 febbraio 1549 viene istituita anche per il Bosco d'Alpago la Carica forestale di "Capitano dei Boschi". Il Consiglio dei X lasciò la scelta delle persone da destinarsi a tale incarico al Reggimento all'Arsenal mediante elezione. Il primo a ricoprire tale incombenza fu un certo "Jo Batta Saler", già Capitano del Montello, che risiedette in Cansiglio e che, forse, al suo nome si può far risalire la località ancor oggi denominata "Col Saler".
1550
Con Delibera dell'11 gennaio 1550 il Doge Francesco Donà trovò opportuno che fosse mandato "Uno dei Patroni dell'Arsenal" per confinare il bosco. Questo "Patrono" fu un certo Antonio da Canal, che nel maggio dello stesso anno effettuò la prima conterminazione (confinazione) del Cansiglio.
1564
Nel mese di giugno Gerolamo Foscarini, Podestà e Capitano di Belluno, invia al Consiglio di Dieci una articolata serie di "provisioni" da lui giudicate "utili e necessarie si per la conservatione di detti Boschi, come anco per aver ai bisogni di ogni tempo Maestri, et altri, che sappino tagliare e fare i detti Remi". Nei 21 articoli del Capitolo, si disponeva la creazione di compagnie di remèri, la disciplina delle condotte terrestri e il loro pagamento. Approvati dal Consiglio di Dieci, i "capitoli" vennero confermati dalle terminazioni del 5 gennaio 1656 e del 4 aprile 1743 e rimasero in vigore sino alla caduta della Serenissima.
1566 - 1570
In questo periodo si ha, con ogni probabilità, l'erezione del Palazzo del Canseio, un'abitazione in cui doveva risiedere, nei mesi accessibili, il Capitano del Bosco ed ospitare poi il Rettore di Belluno nelle periodiche visite. Distrutta da un incendio, più volte soggetta ad atti di vandalismo e al degrado prodotto dalle intemperie, la costruzione venne a trovarsi più volte inutilizzabile e oggetto di delibere per una sua adeguata manutenzione.
1575
Con lettera del 4 giugno il Doge Alvise Mocenigo ingiunge ad Andrea Pasqualigo "Capitano e Podestà di Belluno", e come tale tenuto a sorvegliare il "Bosco d'Alpago", che debba immediatamente far pubblicare con apposito proclama l'ordine che "alcuno et sia chi essere si voglia, non habbia a lasciar entrare li suoi animali nelli detti Boschi per pascolar o far altro". Lo stesso Rettore Pasqualigo provvede a confinare il Monte di Prese.
1576
Il Rettore Giovanni Dolfin stabilisce la prima delimitazione del numero di animali (armente e cavalli) che possono pascolare nelle radure interne, Cansiglio, Code, Cornesega e Valmenera.
1589
Il Rettore Federico Contarini provvede ad estendere l'area della foresta bandita includendo nella stessa anche i boschi di Col Indes, Pradosan, Val di Piera e Cadolten.
1592
Primo tentativo di assestamento forestale del Bosco del Cansiglio. Detto piano fu elaborato dal Capitano e Podestà di Belluno Francesco Soranzo. Esso prevedeva la suddivisione della foresta in 100 prese, con utilizzo annuo di una di esse.
1614
In seguito ad una supplica di alcuni Comuni della pedemontana friulana, il Senato consente loro di "poter liberamente tagliar, et goder in Commune il loro bosco", entro i confini precedentemente stabiliti con la confinazione del 1550, in quanto la zona era stata ritenuta non idonea a produrre legname di interesse per le esigenze dell'Arsenale.
1621
Con lettera del 22 ottobre del Doge Antonio Priuli, si ingiunge al Capitanio e Podestà di Belluno Federico Corner che "eseguisca una nuova conteminazione del Bosco in tutte le sue parti". In ottemperanza dell'ordine ricevuto, il Rettore Federico Cornaro attuerà nel giugno del 1622 la prima vera organica confinazione del Bosco d'Alpago facendo incidere 31 termini su massi affioranti. La conterminazione cornara provvide anche a rettificare materialmente la confinazione del proto A. da Canal in seguito alla concessione effettuata dal Senato alle comunità della pedemeontana friulana. Con la conterminazione cornara si definisce in modo più certo il mezzo miglio: fasce esterne di bosco a tutela della foresta bandita.
1622
Sulla base di una ispezione di due Provveditori all'Arsenal, constatata l'infondatezza della motivazione della concessione del 1614, il Senato, nel mese di novembre, ordina la revoca della concessione medesima e intima al Rettore in carica di provvedere al ripristino dell'originaria linea di confine. Il Podestà e Capitano di Belluno, Angelo Giustinian, vi provvederà nell'agosto dell'anno successivo.
1638 - 1648
Zorzi de Cristofoli, Proto dell'Arsenal, attua il primo piano assestamentale con concetti selvicolturali precisi e ben individuati, determinando, mediante il rilevamento dendrometrico, una certa provvigione e conseguente ripresa annua. Detto piano suddivideva la Foresta in sedici settori (prese triangolari) dentro le quali si tagliava per "dirado", con turno decennale, governando or una or due prese ogni anno, giusta la rispettiva "provvisione" determinata dal piano stesso.
1653
"Essendo cresciuti nella Foresta ed essendosi osservate diverse altre irregolarità nella posizione dei Termini di confine," nel 1653 si venne ad una nuova confinazione affidata a Leonardo Dolfin, Capitano e Podestà di Belluno. Egli compì l'operazione in modo altamente lodevole, prescrivendo fra l'altro che sopra ogni cippo venissero impiombate delle croci di ferro lunghe un braccio e che il limite della foresta bandita venisse separato dal bosco esterno con uno stradone di tre passi veneti di larghezza, da rinnovarsi, a cura delle comunità interessate, ogni decennio. Prescrisse anche nuovi limiti di carico di bestiame per i pascoli interni e una serie di pene per i danni arrecati al Bosco. Le disposizioni ottennero la piena sanzione con la Ducale 20 settembre 1653.
1660
Incaricato quale Podestà di Belluno, Marino Zorzi 2°, nell'agosto del 1659, benché non fossero passati molti anni dall'ultima revisione dei confini, propose ed ottenne l'autorizzazione del Doge Domenico Contarini di procedere sia alla posa di nuovi termini per meglio definire i limiti del bandito che alla delimitazione con termini numerati dei mezzi migli di Fregona, di Farra e delle Pieve d'Alpago. Analogamente al Rettore Dolfin, lo Zorzi provvide a delimitare il numero degli animali nei pascoli interni.
1679
Il Rettore Bernardo Trevisan effettua una nuova conterminazione, sia della foresta bandita, sia dei mezzi migli esistenti. Nel riconfinare la foresta provvede, oltre ad integrare il limite con nuovi termini, a riordinare con una nuova numerazione romana tutti gli interventi avvenuti fino ad allora. Da tale intervento si succederanno altre 16 confinazioni della foresta, sia generali che parziali, in due casi estese anche ai pascoli interni. L'ultima conterminazione verrà effettuata dal Rettore Antonio Barbaro nel giugno del 1795, due anni prima della caduta della Serenissima.
1712
Con Decreto del 18 dicembre viene ingiunto ai Rettori di Belluno, quali Provveditori dei Boschi del Cansiglio, di ripetere ogni cinque anni la visita ai confini della foresta. Tale obbligo viene poi ribadito con Ducale del 31 agosto del 1729.
1753
Viene emessa una ordinanza che regola la scelta e le disposizioni del controllo dell'operato del Capitano del Bosco.
1769
Il 21 maggio, il Vescovo Sandi autorizza il Parroco di Tambre a benedire e celebrare la prima messa in una nuova chiesetta, ubicata a fianco del Pubblico Palazzo e dedicata a Sant'Osvaldo, protettore dei pastori. La documentazione esaminata fa risalire una prima richiesta di erezione di una chiesetta al 1678 da parte del Rettore Andrea Michieli che si faceva portavoce dei numerosi "pastori, armentari e capi di remeri" che, trovandosi per un lungo tempo lontani dai luoghi di culto, ne sentivano la mancanza.
1770
Viene installata alla Bastia una sega idraulica a tre carri. Anche se collocata nel Comune di Puos d'Alpago, al di fuori del Cansiglio, la sega riveste un'importanza primaria per l'obiettivo di Venezia di potenziare lo sfruttamento del proprio patrimonio boschivo. Il manufatto, dipendente direttamente dalla Presidenza dell'Arsenale, si completò poi l'anno successivo, di una roggia che, seguendo il torrente Rai, permetteva la fluitazione del legname dal lago di S. Croce al fiume Piave.
1780 - 1790
Matura ai vertici dell'Arsenale, come anche nell'ambito delle Accademie del tempo, l'idea di praticare in Cansiglio una selvicoltura moderna che sostituisca gli ormai "inutili" faggi con abeti rossi e avedini, essenze legnose più richieste e remunerative. In quest'ottica l'ing. C. Doglioni fornisce un parere per la realizzazione di una nuova strada di accesso al bosco dal lago di S. Croce a Palughetto. Il progetto non avrà seguito.
1790
Viene fatto erigere dalla Serenissima, in località Palughetto, un Castello che doveva ospitare il "Deputato al Palughetto" chiamato a sorvegliare l'importante via che dal Vallone del Runal conduceva al lago di S. Croce. In tale luogo avveniva poi anche la consegna da parte del "Soprastante alle condotte" del legname proveniente dall'interno del bosco ai rappresentanti delle "condotte inferiori".
1792
La legge del 3 maggio intitolata "Terminazione degli Ill.mi ed Ecc.mi Inquisitori all'Arsenal, in proposito di boschi pubblici di legne dolci da matadura e pagamenti delli due Riparti, cioè del Bellunese e della Carnia", si occupa peculiarmente dell’assestamento del pubblico Bosco del Cansiglio. Divisa in nove titoli, prevedeva una serie di norme ed interventi per meglio gestire detta foresta.
1793
Nello spirito della nuova politica di sfruttamento del patrimonio forestale, il Senato approva il progetto presentato da Giuseppe Rova per il taglio di 220.000 piante di faggio da prelevarsi nelle località del Pezzon e di Baldassare. Il contratto avrà una vita controversa, fatta di reciproche accuse di inadempimenti e ricorsi che porteranno lo stesso Senato a decretarne il suo scioglimento nell'ottobre 1794 e alla condanna dell'imprenditore Rova nel gennaio del 1797. Nel corso del suo intervento il Rova sperimenta il sistema della stua, non usuale in Cansiglio, per l'estrazione del legname dal bosco.
1795
Era stata appena conclusa la confinazione da parte del Rettore Antonio Barbaro che, con decreto del 30 luglio, il Consiglio dei X incarica il Provveditore Generale di Palma, Conte Odoardo Collalto, già inviato in Cansiglio dall'Inquisorato dell'Arsenal per verificare gli effetti della riforma forestale, di rinnovare la confinazione del Bosco mediante l'apposizione di nuovi cippi lapidei recanti ciascuno l'emblema di S. Marco. La caduta di Venezia, soprggiunta due anni dopo, ne impedirà la realizzazione.
1797
Il giorno 26 maggio, il cittadino Giacomo Antonio Alpago di Belluno, alla testa di cinque dragoni francesi, intima al Capitano del Bosco ( Bernardo Violin ) di custodire il bosco "in nome della Nazione", un possesso che però verrà conteso subito dalla Municipalità d'Alpago. La controversia durerà a lungo ed anche le Municipalità di Serravalle e Polcenigo prenderanno possesso delle rispettive porzioni di bosco. Contrariamente a quanto affermato, sembra che il bosco del Cansiglio abbia superato il periodo rivoluzionario senza subire notevoli danni.
1798
Dopo il Trattato di Campoformio tra il Generale dell'Armata d'Italia Napoleone Bonaparte e i plenipotenziairi della Casa d'Austria, il Veneto passa alle dirette dipendenze degli Asburgo. Con la Notificazione del 15 maggio, ad opera del conte Oliviero di Wallis, comandante generale dell'Armata austriaca, si tenta di porre fine alle devastazioni boschive. Richiamato in vigore il Piano boschivo del 1792, l'amministrazione forestale viene affidata alla Presidenza dell'Arsenale.
1798
Primo insediamento umano stabile all'interno della foresta, in località Vallorch. Azzalini Domenico, proveniente, in origine, da Roana (VI) viene autorizzato dalla Presidenza dell'Arsenale a fabbricare manufatti impiegando doghe di faggio. Di una chiamata in Cansiglio nel 1796, da parte della Repubblica di Venezia, non vi è che una presunta testimonianza di una pergamena che sarebbe andata perduta in un incendio.
1801
Con Decreto del Regio Arsenale viene ordinata la posa di termini a confinazione dei pascoli "dalla parte di Prese e Val Piccola", concessi con il precedente Decreto del 27 aprile 1799.
1804
Viene commissionato all'ing. A. D'Adda il progetto di due nuove strade di collegamento con il bosco, una per il Palughetto, l'altra per la Valsalega. I progetti non avranno alcun seguito così come non avrà seguito un successivo progetto affidato allo stesso ing. d'Adda nel 1816 e presentato nel 1822. L'opera prevedeva una strada larga 6 metri e lunga 37 km, e avrebbe collegato, sempre passando per il Palughetto, il lago di S. Croce alla pedemontana friulana da dove partiva la via d'acqua della Livenza.
1805
In conseguenza dei trattato di Presburgo fra Francia ed Austria, il Veneto torna a far parte della Francia e viene inglobato nel Regno d'Italia. Il Vicerè Eugenio Napoleone Bonaparte emette in questi anni norme e decreti riguardanti la gestione della Foresta.
1810
L'Ispettore al Regio Bosco del Cansiglio, Giovanni Zandonella, effettua una revisione dei confini del mezzomiglio di Fregona.
1811
In base alla legge forestale napoleonica del 27 maggio, per la foresta del Cansiglio viene istituita un'apposita Spezione che, nel periodo estivo, trasferiva i propri uffici nel Palazzo di S. Marco. Da questo momento la foresta assunse la denominazione ufficiale di Bosco del Cansiglio.
1813
L'Ispettore Forestale Giovanni Morelli confina i pascoli di Fregona, Farra e Belluno.
1815
Dopo la definitiva sconfitta di Napoleone ed il conseguente riassetto territoriale nato dalla Conferenza di Vienna, il Veneto viene a far parte integrante del Regno Lombardo Veneto, alle dirette dipendenze della Casa d'Austria. In questo periodo il Governo austriaco cerca di porre rimedio ai guasti causati in precedenza, ma le popolazioni limitrofe alla foresta, a mezzo anche dei loro amministratori, cercano in tutti i modi di costituire delle servitù e dei diritti sul demanio, onde trarre i maggiori vantaggi.
1820
Viene effettuata dall'Ispettore forestale Giuseppe Valleggio una confinazione della foresta che, ricalcando i termini posti dalla Serenissima, abbraccia quasi tutto il perimetro della stessa.
1826
L'Imperiale Regia Aulica Camera Generale delle Finanze, con propria ordinanza, dà incarico all'Ispettore forestale Magoni, di compiere il rilievo dell'intera foresta. L'ispettore, nel biennio 1828/29, porta a termine il compito realizzando una dettagliata e lodata carta della foresta in scala 1:2.000. Nel 1831 lo stesso Magoni redigerà una memoria ad integrazione della mappa che non riceverà, però analogo plauso.
1830
L'Ispettore Giovanni Maria Magoni effettua una revisione dei confini del mezzomiglio di Fregona.
1836
L'imprenditore pordenonese Andrea Galvani realizza nella zona orientale della foresta (alta Val Cornesega – Ceresera) l'utilizzo del cosiddetto motore alpino per estrarre in modo più economico il legname dalle zone interne, e più basse, al margine esterno della foresta. Il legname poi, mediante risine, raggiungeva le sottostanti località di Coltura e Polcenigo e, via terra o acqua, le varie destinazioni. Il manufatto, interamente costruito in legno, resterà in funzione dal 1837 al 1841.
1837
Giunge in Cansiglio, come alunno forestale, Adolfo di Bérenger. Diventerà una figura di notevole levatura per competenze tecnico-gestionali. Tornato in Cansiglio in qualità di assistente nel 1845/47 ne diventerà Ispettore nel 1852, per andare poi a ricoprire la carica di Aggiunto presso l'Ispettorato generale dei boschi dal 1857 al 1865. Proseguirà la sua carriera anche sotto lo Stato italiano: nel 1867 verrà nominato Ispettore generale e trasferito a Firenze presso il Ministero di agricoltura, industria e commercio. Cultore di storia forestale ha lasciato importanti studi dedicati alla legislazione veneta forestale.
1853
Viene abbattuto nei paraggi del Cansiglio l'ultimo orso.
1864 – 1867
Viene eretta la chiesetta dedicata alla Madonna del Runal su un precedente sacello risalente al 1729.
1865
In conseguenza dell'ordinanza emanata dal Ministero delle finanze di Vienna nel 1856, l'Ispettore forestale in Cansiglio, Giacomo Rigoni Stern, sulla base di rilievi mirati e di misurazioni ispirate ad una selvicoltura orientata a finalità economiche, avvia gli interventi per l'effettuazione della prima tassazione del bosco, operazione necessaria per l'elaborazione di un organico Piano di assestamento. I successivi mutamenti politico-istituzionali, cambieranno anche i riferimenti normativi ed amministrativi e sia la tassazione, che il Piano di assestamento, non verranno portati a termine.
1866
Con l'annessione del Veneto al Regno Sabaudo, anche il Cansiglio viene a far parte integrante del Regno d'Italia.
1867
Con la Legge 21 ottobre 1867 viene istituito il Distretto Forestale del Cansiglio, retto da un sotto ispettore, alle dipendenze della Regia Ispezione Forestale del Ripartimento di Belluno. Il servizio di sorveglianza in Foresta era disimpegnato da due Brigadieri e 14 Guardie. Stimato per le competenze tecnico-scientifiche e le sue doti morali, l'ispettore Giacomo Rigoni Stern viene confermato nella propria carica.
1871
Con legge del 20 giugno n. 823 il Governo Italiano dichiara il Cansiglio "Foresta Demaniale inalienabile" e la gestione viene affidata all'Amministrazione Forestale.
1873
Il 29 giugno si registra un terremoto di magnitudo 6,33 con epicentro nella zona di Chies d'Alpago. Successivamente a questo sisma in Alpago verranno registrati, fino alla fine dell'ottocento, altri 4 eventi, con magnitudo variabile tra 4,63 e 5,09.
1873
A partire da tale data si inizia la costruzione di caselli, caserme e palazzine dove dislocare le guardie forestali a custodia del bosco e il personale dell'amministrazione. Nel 1873, la palazzina di Pich (distrutta nel conflitto 1940/45), il casello di Cadolten (ripristinato dopo il secondo conflitto), il casello di Vivaio. Nel 1876, il casello di Crosetta. Nel 1877, il casello di Candaglia. Nel 1882, la casa cantoniera di Val di Vacca. Nel 1907, la caserma di Due Ponti. Nel 1909 la palazzina dell'Amministrazione.
1874 – 1875
In seguito all'ordinanza del Regio Ministero dell'Agricoltura dell'8 giugno 1873, viene eseguita, dall'Ispettore Raffaelli e dal Sottoispettore Castellani, la riconfinazione di tutta la Foresta Nazionale apponendo 300 cippi lapidei che segnano a tutt'oggi la linea di confine. Al fine di dirimere la controversia relativa ai mezzimigli, il Governo, in base alla legge n. 2794 del 1 novembre 1875, stabilì un'apposita procedura per l'affrancazione dei diritti d'uso sui boschi demaniali dichiarati inalienabili.
1876
Si concludono in zona Pian dei Spin i lavori per l'allestimento di un vivaio forestale di circa tre ettari. Il progetto era stato affidato all'Ing. Castellani in seguito ad un decreto del ministero dell'agricoltura del 1872.
1881
L'Ispettore forestale Ettore Manfren presenta il primo Piano economico moderno. La foresta veniva divisa in 20 prese, ognuna delle quali comprendeva diverse sezioni. Nonostante la scrupolosità messa d'autore nella sua stesura, il Piano non verrà adottato.
Apertura della strada che, attraversando l'altipiano del Cansiglio, collega il trevigiano con l'Alpago. Il progetto del 1865 degli ingg. Manolesso e Giacomelli fù, nel 1870, ripreso e riapprovato con leggere modifiche dell'ing. Castellani. La strada, ripartita in 12 tronconi, fù iniziata nel 1879 e portata termine nel settembre di due anni dopo. Lunga oltre 24 km e larga 4,5 m. Collega, oggi come allora, l'abitato di Osigo con Spert nell'Alpago.
1883 - 1889
A seguito della legge 10/11/1875, vengono affrancate le supposte servitù di pascolo dei mezzimigli. Le convenzioni stipulate con i Comuni prevedevano venisse ceduta in proprietà assoluta una superficie pari o ai due terzi o ad un terzo del fondo su cui gravava il diritto di pascolo. Il Comune, a sua volta, era tenuto a corrispondere all'amministrazione forestale il prezzo delle piante d'alto fusto esistenti sulla superficie ceduta. In tal modo, su 963 ettari soggetti ai diritti d'uso, ne vennero affrancati 412 e 551 passarono in proprietà ai Comuni.
1895
A seguito della cessione del Mezzomiglio di Prese al Comune di Farra d'Alpago, il confine della Foresta Nazionale viene rettificato con la posa di 49 nuovi termini. Per effetto di tale intervento vengono soppressi i vecchi termini dal n. 105 al n.116.
1901
Il Cansiglio viene dichiarato "Stazione climatica" consentendo così la richiesta di potenziamento dei collegamenti stradali e la creazione di ulteriori strutture ricettive.
1905
Iniziano in località Col Saler i lavori per la realizzazione di un secondo vivaio forestale di due ettari circa. L'opera verrà portata a termine nel 1908.
1910
Con la legge n. 277 del 2 giugno, ispirata dall'allora ministro Luzzati, si pongono le basi di una riorganizzazione dell'amministrazione forestale, non più caratterizzata dall'aspetto repressivo contro i "rapaci disboscatori", ma diretta a favorire una politica "stimolante a fare, incoraggiare e proteggere chi vuol fare". La materia verrà poi riordinata con una successiva legge nel 1923.
1912
Con la legge n. 134 del 3 marzo, rettificata con la legge n. 582 dello stesso anno si stabiliscono i ruoli organici del personale del Corpo reale delle foreste. La legge sancisce il passaggio alla dipendenza dello Stato degli agenti provinciali. Il 16 maggio del 1926, il Corpo Reale delle Foreste venne soppresso e nel 1928 istituita la Milizia Nazionale Forestale, un Corpo Speciale impostato su basi militari-tecniche.
1917 – 1918
Nel corso del primo conflitto mondiale, la foresta subì pesanti prelievi e tagli irrazionali da parte degli eserciti austro-ungarici per le necessità belliche. Viene a tal fine realizzata anche una teleferica che collegherà il Pian Cansiglio con la pianura trevisana sottostante dove arrivava un ramo secondario della linea ferroviaria Sacile – Vittorio Veneto, realizzata dagli austriaci a sostegno del fronte del Piave.
1927
Con la legge n. 324 viene conferita personalità giuridica all'Azienda Speciale del Demanio Forestale, lo stesso avverrà con la successiva legge n. 30 del 1933 per l'Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (A.S.F.D.).
1931
Il 22 gennaio viene approvato e reso esecutivo il primo Piano d'Assestamento della Foresta Demaniale del Cansiglio. I lavori di campagna per la sua stesura erano stati svolti dall'Ufficio Assestamento di Gorizia nel biennio 1928/29.
1944 - 1945
Nel marzo del '44 alcuni giovani di Montaner e Vittorio Veneto prendono la via del Cansiglio fondando il Battaglione "Vittorio Veneto". L'organizzazione della Resistenza sull'altopiano proseguirà nei mesi successivi tra azioni e rastrellamenti nazi-fascisti. Agli inizi di settembre si ha il massiccio attacco tedesco ai resistenti che verranno costretti al ripiegamento in pianura. Nell'autunno e inverno rimane sull'Altopiano solo uno sparuto gruppo di uomini a difesa dei campi di lancio, per ricevere le armi che permetteranno alle formazioni risalite la primavera successiva in montagna di proseguire la lotta fino alla Liberazione.
1964
In Pian Cansiglio, in prossimità dell'attuale strada provinciale, viene eretta una nuova cappella dedicata a Sant'Osvaldo e San Gualberto, patrono dei forestali.
1965
La parte di Foresta ricadente in territorio friulano viene trasferita al Patrimonio indisponibile della Regione Friuli Venezia Giulia in applicazione alla legge n. 958 del 26 giugno in cui si emanano le norme di attuazione dello Statuto Speciale della Regione suddetta. In conseguenza di ciò vengono posti 126 nuovi termini che determinano il passaggio di 1500 ettari dell Foresta Nazionale all'amministrazione forestale friulana.
1970
Con la leggi n. 281 del 16 maggio e la successiva n. 382 del 22 luglio del 1975, vengono attribuite alle Regioni molte competenze del Corpo forestale dello Stato. A partire da questi anni vengono sottratti a questo Corpo gli aspetti tecnici ed attribuite competenze in materia di repressione dei reati ambientali. In Cansiglio oggi il Corpo forestale dello Stato gestisce i 667 ettari della Riserva naturale biogenetica Campo di mezzo – Pian Parrocchia.
1971
Con Decreto del Ministero Agricoltura e Foreste del 27/09/71 vengono istituite la Riserva Naturale Integrale "Piaie Longhe-Millifret" e la Riserva Naturale Orientata "Pian di Landro-Baldassare". Nel Piano di Gestione del Cansiglio Orientale di competenza della Regione Friuli Venezia Giulia vengono create le Riserve Naturali "Pian de le Stele", "Col Piova" e "Croseraz-Val Bona".
1977
Preceduta dall'iscrizione nel Registro dei boschi da seme, con Decreto del Ministero Agricoltura e Foreste del 13/07/77 viene istituita la Riserva Naturale Biogenetica "Pian Parrocchia-Campo di Mezzo".
1987
Con Decreto del Ministero dell'Ambiente 298 del 16/06/87 viene istituita la Riserva Naturale Speleologica "Bus della Genziana".
1977-1998
Con la legge regionale n. 35 viene istituito Veneto Agricoltura, azienda della Regione Veneto, cui spetta a tutt'oggi la gestione della Foresta del Cansiglio. Con vari provvedimenti normativi si completa, per la parte veneta, il passaggio al Demanio Forestale della Regione Veneto. Rimangono di titolarità dello Stato la Riserva Naturale Biogenetica "Pian Parrocchia-Campo di Mezzo" e la Riserva Naturale Speleologica "Bus della Genziana".
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