Situazione, prospettive e gestione del fenomeno per una convivenza sostenibile
Visite: 1565
L’intento che ha mosso il Comitato ad organizzare questo evento ed affrontare un tema particolarmente attuale nella realtà delle Alpi Orientali è stato il fatto che stiamo assistendo ad un’accelerazione dei fenomeni di ricolonizzazione del territorio da parte dei grandi predatori (Orso, Lupo, Lince), dovuti sia alla naturale espansione delle popolazioni già presenti verso nuovi territori idonei, sia all’oculata gestione da parte dell’uomo. Si sta così realizzando una condizione particolare, che porterà le popolazioni della montagna, ma anche tutti coloro che la frequentano, a dover convivere con animali importanti dal punto di vista ecologico e di equilibrio naturale, ma da sempre allontanati perché considerati pericolosi e in competizione con le attività umane. Le dinamiche determinate da questo ritorno sulla società di montagna comportano una difficile e delicata gestione da parte degli enti preposti, poiché, alla grande valenza ecologica, si affiancano i disagi e le diverse problematiche legate alle attività di allevamento ed agricoltura. A ciò si aggiunge spesso un eccessivo allarmismo diffuso tra chi vive o frequenta la montagna, spesso amplificato dalla scarsa competenza scientifica a livello mediatico.
Visti i tempi maturi, ci è parso doveroso, come realtà scientifica all’interno del Club Alpino Italiano, promuovere ed organizzare un convegno che trattasse le diverse tematiche legate al fenomeno, con lo scopo di arrivare ad una maggior consapevolezza delle parti coinvolte. Si è voluto quindi poter contribuire all’instaurarsi di una convivenza pacifica tra uomo e predatori, vivendo questo fenomeno con responsabilità ed equilibrio, permettendo a questi importanti animali di condurre anche in futuro la propria vita nel territorio alpino, accanto alle secolari attività agro-silvo-pastorali svolte dall’uomo.
La natura ci sta offrendo una straordinaria occasione, che, dopo i periodi bui dei secoli scorsi,  sembrava impossibile potesse arrivare e presentarsi cosଠconcreta come invece le dinamiche di questi ultimi anni stanno dimostrando. L’evento – patrocinato da CAI Veneto, TAM Veneto, Regione Veneto, Provincia di Belluno, Comune di Sedico, Fondazione Dolomiti Unesco, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Parco Naturale Dolomiti D’Ampezzo, Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, Parco Naturale Adamello Brenta, Parco Naturale delle Prealpi Giulie, Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, Veneto Agricoltura, Corpo Forestale dello Stato – ha avuto 160 partecipanti (provenienti da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna), oltre ad altri 150-180 collegati in diretta streaming.
Il programma previsto si è svolto integralmente con grande partecipazione da parte dei relatori, tra i massimi esperti del settore.
Il convegno si è aperto con i saluti del Presidente del Comitato Scientifico VFG dott.ssa Chiara Siffi, del vicesindaco di Sedico Roberto Maraga, del Presidente del CAI Veneto Francesco Carrer, del Presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi dott. Benedetto Fiori, del Comandante Regionale Veneto-Friuli Venezia Giulia del Corpo Forestale dello Stato dott. Daniele Zovi.
Dopo l’interessante introduzione del dott. Vittorio Ducoli – direttore del Parco Paneveggio Pale di San Martino – sono intervenuti il dott. Paolo Molinari di progetto Lince Italia; il dott. Stefano Filacorda dell’Università di Udine; il dott. Claudio Groff del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento; il dott. Marko Zupan di Therion Research Group; la dott.ssa Marina Berto, Comandante del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Feltre per il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi del Corpo Forestale dello Stato; la Dott.ssa Sonia Calderola, referente della Regione Veneto per la gestione dei Grandi carnivori e per l’attuazione del progetto Wolfalps; Franco De Bon, responsabile dell’ufficio Tutela e Gestione della Fauna, Pesca e Contenzioso della Provincia di Belluno; la dott.ssa Valentina De Marchi, antropologa; Renato Panciera, apicoltore ed alpinista; Tino Ziliani, presidente dell’Associazione dei Pastori Lombardi e Camuni; il dott. Alessandro Brugnoli, direttore tecnico dell’Associazione Cacciatori Trentini; infine il dott. Mauro Bon, responsabile del Museo di Storia Naturale di Venezia.
Nella mattinata sono state presentate in dettaglio le situazioni attuali, aggiornate con gli ultimissimi dati su orso, lince, lupo e sciacallo dorato nelle Alpi Orientali, mettendo in evidenza anche le modalità di gestione e le strategie future da applicare per consentire a questi animali di insediarsi con popolazioni stabili e vitali nelle Alpi Orientali. E’ emersa una situazione confortante per l’Orso bruno, con una popolazione minima di 40 esemplari concentrati principalmente in Trentino Alto Adige, che frequentano marginalmente anche Lombardia e Veneto; ad essi vanno aggiunti alcuni altri individui insediati nella zona del Friuli Venezia Giulia, provenienti dalla naturale espansione della popolazione Slovena. Per il Lupo le dinamiche sono in veloce evoluzione positiva, grazie alla presenza nel territorio delle Alpi Orientali di alcuni esemplari erratici in fase di ricolonizzazione del territorio, provenienti dalle due popolazioni sorgente: ad ovest quella delle Alpi Occidentali (lupo appenninico) e ad est quella Slovena-Croata. Dato positivo è la formazione di due gruppi famigliari accertati, uno insediato in Lessinia (che nel 2013 si è riprodotto) ed uno in Val Tramontina (Friuli). Questi segnali incoraggianti lasciano presupporre che il Lupo sarà protagonista nei prossimi anni di una veloce riconquista degli ambienti delle Alpi Orientali. Per quanto riguarda invece la Lince la situazione è pi๠stagnante: sono presenti alcuni esemplari (sembrerebbero tutti maschi), soprattutto nella zona del Friuli Venezia Giulia, ed un esemplare certo in Trentino Alto Adige, mentre in Veneto è ipotizzata la presenza di almeno un altro esemplare. I felini non sono in contatto con le popolazioni più cospicue della Svizzera e della Slovenia: quest’ultima, che rappresentava il bacino da cui provenivano gran parte degli esemplari in fase di dispersione, attualmente è in fase di deciso regresso. E’ stato spiegato inoltre che, anche dal punto di vista genetico, gli animali presenti nelle Alpi Orientali soffrono di elevata consanguineità, situazione che nel suo complesso necessita di importanti interventi di rinforzo in tempi relativamente brevi, per poter garantire il necessario rimescolamento genetico e la sopravvivenza futura di tale popolazione. Infine si è parlato di Sciacallo dorato, che sembra essere ormai ben insediato in Friuli Venezia Giulia, soprattutto nelle zone del Carso, ma anche in molte altre aree della Regione ed in Veneto. Dal 2012 è stata documentata la sua presenza anche in Trentino.
Quasi tutti i ricercatori hanno sottolineato come stiano sempre più tenendo conto, nella gestione dei carnivori, non tanto della potenzialità ecologica dell’ambiente ad ospitare un certo numero di animali, quanto della soglia sociale, cioè quanti animali sono tollerati in un determinato ambiente dall’opinione pubblica. Questo dato è la base per poter capire e gestire la presenza di animali così importanti nelle Alpi. Se la soglia di accettazione sociale è al di sotto della soglia minima vitale per la costituzione di una popolazione in un determinato settore, inevitabilmente non sarà possibile che orso, lupo o lince possano essere presenti stabilmente e gestiti in maniera corretta.
Nel pomeriggio si sono susseguiti numerosi interventi su temi molto importanti per il rapporto e la convivenza tra carnivori e uomo: dalle strategie da mettere in atto per gestire e limitare l’impatto di questi grandi animali sulle attività di chi vive e lavora in montagna, agli aspetti normativi e di risarcimento danni, cui allevatori ed agricoltori possono accedere.
Nel finale, dopo la proiezione di un interessante filmato sul rapporto di amore-odio tra un pastore ed il suo gregge da una parte e gli orsi che per anni lo hanno assediato dall’altra, sono intervenuti portando all’attenzione del pubblico le proprie idee ed istanze anche un pastore ed un apicoltore.
Infine, dopo l’intervento che ha messo in luce la posizione del mondo venatorio, si è terminato il convegno con una breve tavola rotonda che ha tentato di tirare le somme dell’intensa giornata.
Riassumendo, sono emersi alcuni punti cruciali:
Il CAI, come molte altre realtà , su questo aspetto può e deve avere un ruolo importante, come è stato dimostrato in occasione di questo Convegno, durante il quale si è respirato un clima positivo e costruttivo da parte di tutti i portatori d’interesse presenti, pronti a manifestare ed esporre le proprie idee ma altrettanto pronti a dialogare e a costruire una convivenza sostenibile, perché – citando il titolo di un volume di Molinari dato ai partecipanti del convegno – questa che stiamo vivendo tra i boschi e gli ambienti delle nostre Alpi è una SFIDA SOCIALE.
Davide Berton
Operatore Naturalistico e Culturale Nazionale, Sezione di Camposampiero PD.
Articoli contenuti nel libro
Perché sta avvenendo la ricolonizzazione delle Alpi da parte dei grandi carnivori
(Vittorio Ducoli e Piergiovanni Partel, Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino)
Status della lince eurasiatica nelle Alpi Sud-orientali
(Paolo Molinari, progetto Lince Italia, Kora Interntional)
Situazione attuale del Lupo e dello Sciacallo dorato nelle Alpi orientali italiane
(Stefano Filacorda, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali Università di Udine)
Status dell’Orso nelle Alpi centro-orientali. Alla ricerca di un equilibrio tra uomo e grandi carnivori: 40 anni di esperienze in Trentino e nelle Alpi Orientali
(Claudio Groff, Provincia Autonoma di Trento)
Grandi carnivori: la realtà Slovena
(Marko Zupan, Therion Research Group)
Principali problematiche nel rapporto con l’uomo e le sue attività causate dal ritorno in natura dei grandi predatori
(Marina Berto, Corpo Forestale dello Stato, per il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi)
Il ritorno dei grandi carnivori nelle Alpi: implicazioni gestionali
(Sonia Calderola, Regione del Veneto, Unità di progetto Caccia e Pesca)
Riflessioni per il territorio bellunese
(Franco De Bon, responsabile ufficio tutela e gestione della fauna, pesca e contenzioso Provincia di Belluno)
Convivere con gli orsi. Esperienze, opinioni e proposte dal mondo agricolo
(Valentina De Marchi, antropologa, Associazione ISOIPSE)