Categoria: Territorio
Anno: 1998
File: PROGETTO_PARCO1998.pdf

UN PARCO INTERREGIONALE PER IL CANSIGLIO: UN'OPPORTUNITA'
Tesi di laurea.
Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Corso di Laurea in Pianificazione territoriale, Urbanistica e Ambientale.
Anno accademico 1998/1999.

Relatore Prof. Virginio Bettini
Laureandi: Giulia Matteotti e Fanco Furlanetto

Quando il parco diventa opportunità  Il Commento alla Tesi

Nell’Anno Accademico 1998/1999 Giulia Matteotti e Franco Furlanetto discutono, presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Corso di Laurea in Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Ambientale, la tesi di laurea Un parco interregionale per il Cansiglio: un’opportunità, relatore Prof. Virginio Bettini. Successivamente, gli autori elaborano un secondo testo, tratto dalla tesi stessa, intitolato Il parco Interregionale del Cansiglio. Tale testo, che secondo quanto affermano gli autori non è da considerarsi un prodotto del tutto finito, ma è al contrario aperto a ulteriori sviluppi e approfondimenti grazie anche all’apporto scientifico di altre discipline, può essere inoltre utilizzato come eventuale griglia di partenza per l’elaborazione e la definizione di un successivo Piano di Parco Interregionale del Cansiglio. Con il presente contributo dunque, intendo fornire alcune riflessioni sui contenuti di tale secondo testo, Il Parco Interregionale del Cansiglio, cercando di evidenziarne il valore scientifico e metodologico.

Il testo consta di una prima parte, Fase metodologica e conoscitiva settoriale, e di una seconda parte, Fase di valutazione delle potenzialità e fase propositiva. La prima parte è composta da tre capitoli, utili a introdurre l’ambito geografico-territoriale. Il primo capitolo, la Cornice, presenta una disamina dell’evoluzione della tutela ambientale, con particolare riferimento all’Italia, affrontata dal punto di vista legislativo e normativo: dalla Legge nazionale 1497/1939 sulla "Protezione delle bellezze naturali" fino alla "Legge quadro sulle aree protette" n. 394 del 1991. Gli autori ben evidenziano come proprio in quest’ultima legge sia riscontrabile un arricchimento delle due principali finalità legate all’istituzione di un’area protetta, vale a dire la conservazione di risorse eccezionali e il mantenimento del pubblico godimento, concretizzato con l’introduzione di una terza finalità e cioè quella dello sviluppo economico e sociale delle comunità locali interessate dall’area protetta stessa. Infatti, come si legge nel testo in esame, "…la valorizzazione delle risorse e delle condizioni ambientali locali in aree periferiche o marginalizzate apre delle opportunità di sviluppo/rinascita notevoli: nelle aree montane, in ambiti come quello della Foresta del Cansiglio, può rappresentare la risorsa fondamentale per le nuove prospettive di sviluppo interregionale…"(pag. 10) e, aggiungo io, di sviluppo sostenibile. Il capitolo prosegue con l’illustrazione della storia forestale del Cansiglio, con l’analisi delle competenze amministrative, con un elenco di quelle che, da più di trent’anni, sono state le proposte di legge per l’istituzione di un parco e con due interviste, una al Dott. Carollo (Veneto Agricoltura) e una al Dott. Marini (Azienda dei Parchi e delle Foreste regionali del Friuli-Venezia Giulia). La chiosa a quanto emerso dalle citate interviste non può che "esprimere alcune deludenti constatazioni: sia la Regione Veneto che la Regione Friuli-Venezia Giulia si sono caratterizzate, e tuttora si caratterizzano, per una continua revisione delle strutture e delle competenze degli organi di gestione del territorio, creando inevitabili confusioni e rallentamenti a scapito della tutela dell’ambiente; sia Veneto Agricoltura che l’Azienda dei Parchi e delle Foreste regionali, pur distinguendosi dal punto di vista del livello di autonomia conferita, risultano in ultima analisi passivi rispetto alla presa di iniziativa, si rimettono a decisioni di livello regionale."(pag. 22). Il capitolo si conclude con lo studio delle prospettive ambientali e sociali aperte dall’istituzione di un parco interregionale e dal superamento della frammentarietà amministrativa, che impedisce la condivisione di intenti e di obiettivi. Infatti, gli autori rivolgono l’attenzione verso "la realizzazione di una pianificazione di carattere unitario, che allarghi l’orizzonte del parco, così come previsto dalle Regioni, proponendo un parco che sia dinamico, che abbia la possibilità di espandersi e di sopravvivere effettivamente, che sviluppi una serie di connessioni reticolari sul territorio, un parco capace di radicarsi nel tessuto sociale in cui si colloca coinvolgendo gli Enti e le comunità locali, promuovendone la partecipazione, permettendo il mantenimento e lo sviluppo della vitalità dell’insediamento umano: un Parco Interregionale per il Cansiglio." (pag. 24). Non credo sia possibile esprimere con parole migliori quanto affermato dagli autori appena sopra. Per supportare scientificamente il proprio punto di vista, gli autori si soffermano sulla presentazione di alcuni casi-studio che presentano sia differenze sia analogie con il caso del Cansiglio. Da tale presentazione si evince che, tra i casi-studio affrontati, quello del Parco regionale francese della Brenne rappresenta un valido modello che potrebbe essere applicato, pur tenendo conto del diverso milieu ambientale e sociale, anche al Cansiglio. Il secondo capitolo, Dentro il "Parco", ricostruisce la storia del Cansiglio, facendo particolare riferimento al periodo in cui il Cansiglio era bosco di dogi, e ne presenta le caratteristiche morfologiche, geologiche, pedologiche, idrografiche e climatiche. Ampio spazio, inoltre, viene dato alla storia della vegetazione, ai raggruppamenti vegetali presenti che insistono sul territorio e alla fauna che lo popola. L’ultimo capitolo della prima parte, intitolato Fuori dal "Parco", presenta un’analisi dettagliata delle caratteristiche generali del sistema antropico, con particolare riferimento al contesto socio-economico, a quello produttivo e a quello urbanistico. Il capitolo prosegue con una mosaicatura degli strumenti di pianificazione di livello comunale, volta alla conoscenza dello stato della pianificazione territoriale e all’indagine sul grado di interazione tra l’ambito destinato all’istituzione del parco e il suo intorno. Da tale operazione è emerso che "…il contatto con gli amministratori e le comunità locali ha manifestato una situazione estremamente complessa; l’analisi dimostra l’insufficienza e spesso la superficialità della gestione fatta per parti e priva di coordinamento…". Dall’analisi complessiva sugli strumenti urbanistici di livello comunale risulta che "per quanto riguarda i comuni ricadenti in territorio friulano (Aviano, Budoia, Polcenigo, Caneva), possiamo sostenere che esiste una discreta condivisione di intenti: i comuni recepiscono la zona di reperimento della Foresta del Cansiglio e manifestano, chi più chi meno, la volontà di sviluppare un dialogo tra l'area di tutela e il resto del territorio. Motivo unificatore rilevabile tra Aviano e Budoia, l'ambito del demanio sciabile e delle connessioni con il polo regionale turistico di Piancavallo: le logiche alla base del dialogo reciproco sono di natura economica, ma è importante rilevare che questa collaborazione, finalizzata al miglioramento del servizio e della qualità dell'offerta turistica, non esclude risvolti diretti sulla conservazione e sulla valorizzazione della risorsa ambientale. I comuni di Budoia, Polcenigo e Caneva condividono aspetti ambientali quali le pendici della Foresta del Cansiglio e le Sorgenti del Fiume Livenza, ambiti in cui il P.U.R. del 1978 ha individuato specifiche aree di tutela. Gli strumenti urbanistici dei tre comuni recepiscono tali vincoli ma, anticipando la L.R. 42/1996, non considerano la ridefinizione della perimetrazione delle due aree di reperimento, che comunque prevale sulle disposizioni di P.R.G. I comuni di Polcenigo e Budoia dimostrano una marcata sensibilità ambientale anche nella tutela e valorizzazione delle altre risorse ricadenti in territorio comunale: Polcenigo riunisce numerosi ambiti di pregio ambientale, culturale e storico come le Sorgenti del Livenza (Gorgazzo e Santissima), le risorgive, il Parco di S. Floriano per l'istruzione naturalistica, il centro storico di Mezzomonte; Budoia dimostra una politica più attiva finalizzata alla creazione di una rete di connessione tra valenze come il Fiume Livenza, il centro di Budoia e la zona archeologica di S. Tomè. Il comune di Caneva si discosta da questa linea di gestione per quanto concerne la disciplina delle zone minerarie, attività economica consolidata e determinante per il comune, difficile da contrastare. Lo scarto che è possibile rilevare, in termini di gestione condotta, tra il comune di Caneva e il comune di Cordignano, è lo stesso rilevato poco sopra tra Caneva e Polcenigo: Cordignano dimostra maggiore attenzione per le problematiche ambientali. Per quanto riguarda i comuni del versante veneto (Cordignano, Sarmede, Fregona, Vittorio Veneto, Farra d'Alpago, Tambre e Chies d'Alpago), si rileva una maggiore complessità, conseguenza di una attività pianificatoria di carattere prevalentemente locale. Il comune di Cordignano e il comune di Sarmede non rientrano nell'ambito di parco così come individuato dal P.T.R.C. del 1991, ma confinano con lo stesso. Entrambi sono però interessati da un "ambito di interesse naturalistico, ambientale e paesaggistico di livello regionale" (P.T.R.C., art.19 N.T.A.); il comune di Cordignano recepisce la direttiva regionale e adibisce l'area a Parco Naturale di interesse locale, il comune di Sarmede inserisce tale ambito nella z.t.o. E1 di massima tutela. Il piano di Cordignano denota un ulteriore grado di sensibilità ambientale predisponendo una zona di protezione e di sviluppo controllato a ridosso dell'ambito di parco. L'ambito naturalistico di livello regionale ex P.T.R.C. visto poco sopra interessa anche i comuni di Fregona e di Vittorio Veneto che non ne fanno oggetto di trattazione specifica: lo inseriscono all'interno delle z.t.o. E limitandosi ad applicare quanto previsto dalla L.R. 24/1985. Quest'ambito costeggia il versante meridionale del Parco del Cansiglio da Cordignano a Vittorio Veneto fornendo una fascia di ampliamento e protezione al parco caratterizzata da un'immediata continuità territoriale. I comuni di Fregona, Vittorio Veneto, Farra d'Alpago, Tambre e Chies d'Alpago sono formalmente inseriti nell'ambito di istituzione del Parco Naturale di interesse regionale del Bosco del Cansiglio. Deludente la trattazione del P.R.G. di Vittorio Veneto che sembra ignorare del tutto le prescrizioni sovraordinate: non definisce la perimetrazione sommaria del parco data dal P.T.R.C. a scala 1:50.000, stende sull'ambito di tutela ambientale (sia del Bosco del Cansiglio che del Monte Faverghera) la z.t.o. E1 che non corrisponde neppure al grado di massima tutela per le zone agricole. Altro "ambito di tutela paesaggistica di interesse regionale e competenza provinciale" (P.T.R.C., art.34 N.T.A.), ed elemento caratterizzante della realtà territoriale presa in considerazione, è il Monte Faverghera. Questo ricade nei comuni di Vittorio Veneto e di Farra d'Alpago che, nei rispettivi strumenti urbanistici comunali, affrontano la tematica in modo diverso, ma ugualmente non soddisfacente. Anche in questo caso l'area di tutela paesaggistica, a conferma della frammentarietà caratterizzante la realtà dell'ambito in esame, è competenza di più enti: le province di Treviso e di Belluno e un totale di sette comuni. Risulta difficile poter argomentare il tipo di connessione sviluppata dal P.R.G. del Comune di Tambre, risalente agli anni '70 e tutt’oggi non ancora rivisto da un nuovo strumento urbanistico; è possibile rilevare esclusivamente la continuità del demanio sciabile tra i comuni di Tambre, Aviano e Budoia. Ultimo comune del versante Veneto è Chies d'Alpago, connotato da un carattere di doppia marginalità: quella tipica delle aree montane e quella dovuta alla posizione fisica rispetto alla conca dell'Alpago." (pp. 117-118)

La seconda parte del testo in esame, Fase di valutazione delle potenzialità e fase propositiva, consta anch’essa di tre capitoli. Il primo di essi, Elementi emergenti, considera una serie di elementi appunto che non possono essere trascurati nella ridefinizione dei confini del parco e nella sua zonizzazione: "sono considerati tali sia elementi positivi, cioè apportatori di paesaggio, sia elementi negativi, cioè detrattori di paesaggio."(pag. 125) Tra gli elementi apportatori di paesaggio, dentro il parco troviamo elementi naturalistici e paesaggistici, quali le forme del carsismo, gli effetti dell’inversione termica, le Riserve Naturali e la fauna, elementi storico-culturali, quali i siti archeologici, le testimonianze del dominio veneziano e le strutture a uso didattico; fuori dal parco troviamo sistemi di pregio paesaggistico, quali la conca dell’Alpago, la fascia pedemontana trevigiana-pordenonese e la fascia delle malghe ed elementi oggetto di tutela ambientale, finalizzati all’ampliamento del parco o alla connessione territoriale del parco. Tra gli elementi detrattori di paesaggio, gli autori individuano elementi di conflitto derivanti dalla mosaicatura degli strumenti di pianificazione urbanistica (le cave del comune di Caneva, la zona turistica di Piancavallo) e da alterazioni geomorfologiche (la frana del Tessina in comune di Chies d’Alpago). Il secondo capitolo dell’ultima parte, intitolato Disegno del parco, procede alla definizione dei confini del parco in merito a criteri ambientali, paesistici, storici, funzionali, urbanistici e operativi. Il capitolo prosegue con la zonizzazione, che prevede riserve integrali, riserve generali orientate, aree di protezione, aree di promozione economica e sociale e aree cerniera. Ritengo interessante riportare per esteso la zonizzazione effettuata dagli autori: "Riserve integrali:

Comprendono elementi già oggetto di tutela ambientale:

Riserva Naturale Integrale Col Piova,

" " " Monte Croseraz-Val Bona,

" " " Piaie Longhe-Millifret,

" " " Pian della Stele,

Riserva Biogenetica Pian Parrocchia-Campo di Mezzo,

" " Integrale Giardino Botanico Monte Faverghera,

Riserva Orientata Pian di Landro-Baldassarre,

" " del Bacino del Prescudin.

Elementi destinati alla tutela ambientale:

Monte Faverghera,

Monte Dolada,

Fiume Livenza,

ambito territoriale di S.Tomè.

Le aree culminanti dei rilievi montuosi e il limite superiore della vegetazione della Foresta del Cansiglio.

 

Riserve generali orientate:

Comprendono elementi di importanza naturalistica:

aree forestali compatte,

aree con fenomenologia carsica,

aree parzialmente boscate (ambito territoriale di Villa di Villa) e a pascolo contermini alla core area,

Lago di S.Croce,

Fiume Meschio,

Fiume Livenza.

 

Aree di protezione:

Comprendono ambiti posti all’esterno delle aree a più alto grado di tutela, che sono caratterizzati da valenze paesaggistiche-ambientali:

Conca dell’Alpago,

fascia Pedemontana trevigiana-pordenonese.

 

Aree di promozione economico-sociale:

Comprendono le aree di ingresso al parco:

Caneva,

Fregona,

Farra d’A.

Gli assi principali di fruizione:

Asse di fruizione pedemontana Budoia-Polcenigo-Caneva,

" " Fregona-Pian Cansiglio,

" " pedemontana Pieve d’A.-Chies d’A.-Tambre.

I punti di offerta turistica e destinazione speciale esistenti:

Tambre (strutture ricettive, golf, piccoli impianti di risalita),

Farra d’A. (Lago S. Croce),

Aviano (Piancavallo).

Aree "cerniera":

Comprendono ambiti finalizzati alla mitigazione del passaggio tra parco e contesto circostante in situazioni di contatto con ambienti ad alto grado di antropizzazione." (pp. 168-169)

L’ultima parte del capitolo è dedicata all’individuazione di biocanali di connessione territoriale che permettano di collegare ambiti accomunati da finalità di tutela ambientale. L’ultimo capitolo del testo, Linee guida per la definizione delle strategie di piano, fornisce criteri di azione per favorire la cooperazione con i soggetti amministrativi esistenti e il coinvolgimento della popolazione locale; per assicurare la connettività territoriale attraverso il monitoraggio dell’uso del suolo, dell’attività venatoria, del transito veicolare, della fruizione turistica, delle attività insediative e degli interventi progettuali di adeguamento del biocanale; per sostenere la creazione di un progetto di sviluppo locale auto-sostenibile; per indirizzare le attività agro-forestale verso nuove e proficue sinergie con gli organi di tutela; per controllare l’urbanizzazione e le attività incompatibili quali attività estrattive e costruzione di infrastrutture.

Non sono un’esperta in pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale; la mia formazione è umanistica e dunque non possiedo la preparazione sufficiente a fornire un giudizio tecnico sul lavoro da me letto e qui presentato. Tuttavia, come geografa che indaga i rapporti sempre mutevoli tra le comunità e gli ambienti nei quali esse vivono, interagendo con essi e modificandoli secondo complesse dinamiche, ritengo di poter affermare l’intrinseca validità scientifica del testo analizzato e della tesi di cui si fa promotore. E’ innegabile che il futuro della Foresta del Cansiglio, e dei territori limitrofi, dipenda dall’istituzione di un organo di tutela che superi la frammentarietà dell’attuale, che stimoli la partecipazione di enti e di comunità locali, che inneschi nuovi atti ri-territorializzanti, che offra nuove opportunità di sviluppo sostenibile. Tale organo di tutela non può essere altro che quello incarnato da un parco interregionale. Gli autori del testo hanno eseguito un lavoro approfondito, hanno incardinato il proprio modello di parco sul solido impianto teorico della pianificazione territoriale e hanno regalato a enti e a comunità locali un’opportunità che ancora, dopo cinque anni, attende di essere colta.
Alice Giulia Dal Borgo