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Copertina di Avere cura della montagna
Categoria: Libri
Editore: Altreconomia Edizioni
Pagine: 192
ISBN: 9788865163832
Anno: 2020
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Note: Prefazione di Paolo Cognetti. Intervento di don Luigi Ciotti, presidente di Libera Testi di: Giuseppe Dematteis, Carlo Alberto Pinelli, Lucia Ruffato, Vanda Bonardo, Federica Corrado. Hanno collaborato anche Carlo Gubetti, Francesco Pastorelli.

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Le montagne non rappresentano semplicemente il più grande patrimonio naturale del nostro Paese, ma sono anche una preziosa riserva della “coscienza ambientale” che vive nei nostri territori. Ecco perché, come spiega questo libro, bisogna averne “cura”: delle sue foreste, sempre più colpite dalle tempeste e dai cambiamenti climatici; delle sue acque, minacciate dall’idroelettrico; delle aree che il turismo di massa e i grandi eventi vorrebbero trasformare in impianti o in un’appendice delle grandi città di pianura; dei parchi e delle aree protette che devono fare rete; degli animali che ne sono “cittadini”. “Può darsi che effettivamente la vorace miopia degli interessi economici e dei profitti a corto termine siano più forti di ogni richiamo alla ragione, oltre che alla giustizia. Ma non è un buon motivo per non provare almeno a fare il possibile per la difesa dell’integrità della biosfera e per la sopravvivenza dei popoli, accettando di cominciare a pagare il comune debito che – seppur in proporzioni assai diverse – Nord e Sud hanno contratto con la “Madre Terra”. (Alex Langer, 1-10-1991)

La montagna quindi non solo come “spazio” dove rifugiarsi nel tempo libero, ma come patrimonio di valori, di risorse e saperi, come testimonianza storica di un rapporto diverso con la natura, basato sulla consapevolezza dei limiti. Un modello, appunto, da cui altri contesti -come quelli urbani, costieri o dell’agricoltura intensiva- hanno molto da imparare. Questo libro mette in luce le proposte positive delle realtà ambientaliste (troppo spesso additate come fronte del “no”) attive in particolare sull’arco delle Alpi e che negli anni hanno condotto e vinto importanti battaglie, dal sostegno dei Parchi, contro lo spopolamento, per la salvaguardia della biodiversità e altre, alla denuncia del degrado, dello sfruttamento distruttivo e del turismo selvaggio. 

Scrive Paolo Cognetti nella bella prefazione: “Abbiamo grande bisogno di una coscienza ambientale che viva nel territorio, che abiti insieme alle persone, che faccia a meno della purezza dei simboli e si sporchi le mani con i problemi, la vita quotidiana e il lavoro degli esseri umani. Sento bisogno di un ambientalismo che elabori una visione economica della montagna. (…) Economia non vuol dire diventare ricchi, vuol dire riuscire a vivere dove vogliamo vivere. Il lavoro è un punto fondamentale che dobbiamo mettere al centro del discorso se vogliamo essere ascoltati. Un ambientalismo che vuol vincere le sue battaglie secondo me dovrebbe ripartire da qui”.

 

Indice

L’AUTORE E I CONTRIBUTI

RINGRAZIAMENTI

“WHO’S WHO” IN QUESTO LIBRO

Introduzione
COSTRUTTORI DI PONTI di Luigi Casanova

Prefazione
TRE STORIE di Paolo Cognetti, scrittore

1. IL MANIFESTO DI CAMALDOLI E LA CENTRALITÀ DELLA MONTAGNA
2. LA CARTA DI FONTECCHIO E LA PROTEZIONE DELLA NATURA E DEL PAESAGGIO
SCHEDA: La Rete delle riserve nell’area di Trento
3. FORESTE E CAMBIAMENTI CLIMATICI. LA TEMPESTA VAIA
4. I CORSI D’ACQUA E LA LORO GESTIONE
5. IL TURISMO NELLE ALPI OGGI E DOMANI
6. I GRANDI EVENTI SPORTIVI SULLE ALPI
7. I PARCHI, LUCI E OMBRE
8. LA VISIONE “PROFETICA” AMBIENTALISTA
9. ALTRE MONTAGNE: GLI APPENNINI E LA VAL DI SUSA
10. AL LUPO AL LUPO: I GRANDI PREDATORI CARNIVORI IN ITALIA

 

Recensione

L’Italia si salva dalla cima, perché la montagna, se sapremo guardarla con attenzione, è lo specchio del Paese, dei suoi problemi e delle loro possibili soluzioni. Questa idea della montagna laboratorio percorre tutto il libro, un saggio di buon ambientalismo, molto articolato, ricco di informazioni e di idee che poggiano i piedi per terra. In esso Luigi Casanova (già custode forestale e presidente onorario di Mountain Wilderness Italia) ha raccolto interventi di vari autori, sostenuti da documenti in cui negli ultimi anni si è espresso il meglio dell’ambientalismo italiano sulle tematiche montane, a dimostrazione delle capacità propositive di quello che viene accusato di essere il “partito del no”.

Nell’introduzione l’autore si chiede perché la forza ideale dell’ambientalismo italiano stenti ad affermarsi come forza reale, capace di contrastare le derive in atto (anche istituzionali) che minacciano le risorse e i beni comuni del nostro paese. Il libro vuol dimostrare come questa forza ideale abbia le potenzialità di trasformarsi in una forza reale del “Sì”.

Nella bella prefazione il noto scrittore Paolo Cognetti entra nella questione con tre storie da lui vissute, che dimostrano la necessità di una coscienza ambientale “che viva nel territorio”, cioè con i problemi dei suoi abitanti, e che al di là dell’ideologia “elabori una visione economica della montagna”. Seguono poi due pilastri di questa visione eco-sociale: il Manifesto di Camaldoli sulla centralità della montagna (introdotto dallo scrivente) e la Carta di Fontecchio (introdotta da C. A. Pinelli). Entrambi i documenti insistono sulla rilevanza nazionale del problema montano. Il primo prende il nome dalla località dove un anno fa si è svolto l’omonimo convegno organizzato dalla Società territorialista assieme a numerosi altri enti e associazioni (tra cui Dislivelli) e mette l’accento sui valori patrimoniali come fattori di un nuovo modo di abitare la montagna, che comprende libertà sostanziali e autogoverno comunitario come presupposti di una nuova civilizzazione rurale-urbana capace di contagiare il resto del territorio, metropoli comprese. Il secondo prende il nome dalla località abruzzese dove nel 2014 fu sottoscritto dai partecipanti al convegno “Parchi capaci di futuro”. Con la premessa che “utopistico è solo ciò che non si ha il coraggio di intraprendere”, la “Carta” affronta temi fondamentali (la natura bene comune, il patrimonio naturale e la sua crisi, la missione contemporanea delle aree protette a tutela del paesaggio e del patrimonio culturale, la legge quadro del 1991) per sostenere l’idea della messa in rete dei parchi (“nessun parco è un’isola”), illustrata poi con la “Rete delle riserve” intorno a Trento.

Seguono due capitoli molto sostanziosi sulle principali risorse naturali della montagna: le foreste, viste in relazione al cambiamento climatico (la tempesta Vaia!) e i corsi d’acqua in rapporto alla loro gestione. A supporto sono riportati documenti redatti a conclusione di convegni specialistici ricchi di precise indicazioni, mentre il capitolo sull’Acqua è completato da un articolo della bellunese L. Ruffato sull’assalto alle derivazioni per l’uso idroelettrico. L’altra grande risorsa, quella del turismo è trattata dall’autore mettendo a fuoco le criticità del turismo di massa, le difficoltà di una riconversione delle grandi stazioni invernali, il turismo dolce, la risalita dalla città delle classi benestanti. Sul turismo invernale “leggero” scrive V. Bonardo riferendosi al dossier Nevediversa di Legambiente. La tematica è illustrata dal resoconto di una tavola rotonda sullo sci nelle Dolomiti che allarga il suo discorso al duplice interrogativo: la montagna ha bisogno del turismo? Il turismo ha bisogno della montagna? Più avanti si approfondisce il tema dello scontro fra la cultura ambientalista e gli impiantisti attraverso un dibattito a distanza (in assenza di risposta) tra l’autore e la presidente dell’associazione nazionale esercenti funiviari V. Ghezzi, secondo la quale l’ambientalismo sarebbe nemico della vera sostenibilità.

Nel capitolo successivo il discorso sui rapporti esterni della montagna si estende ai grandi eventi sportivi sulle Alpi, in particolare i mondiali di sci alpino 2021 e le prossime olimpiadi invernali 2026, mentre nel capitolo “I parchi, luci e ombre” C. A. Pinelli riflette sulla storia delle Dolomiti Unesco e M. Da Prà Pocchiesa su quella del parco del Cadore. A supporto è riportato il documento delle associazioni ambientaliste “Un parco, tanti parchi, una proposta: 45 idee dei parchi dolomitici” presentata a Pieve di Cadore nel 1998 e tuttora attuale.

Oltre che con un tema particolare, ma scottante, come quella dei lupi e degli orsi nelle Alpi, il libro si conclude con due ampi discorsi. Il primo riguarda due realtà regionali diverse da quelle nord-orientali a cui il libro fa principale riferimento: l’Appennino “spina dorsale dell’Italia” e la Valle di Susa come sede del Laboratorio Alpino di Cipra Italia, interattivo e interpretativo dei cambiamenti in atto in una prospettiva progettuale transcalare (presentato da F. Corrado). Il secondo ampio discorso riguarda la visione “profetica” ambientalista. E’ svolto da don Luigi Ciotti (nativo del Cadore), che riflette sull’enciclica “Laudato si” di papa Francesco e sul nuovo paradigma dell’ “ecologia integrale”: un “sogno” per andare incontro al futuro.

Giuseppe Dematteis, Dislivelli