Categoria: Libri
Editore: Dario De Bastiani Editore
Pagine: 185
ISBN: 9788884665997
Anno: 2018
Documento:  Documento Link Editore

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La domanda fu: “In mancanza di roveri e di abeti, si può usare qualche altro legno?”. La pose Marco Zen (...)

LA DOMANDA INZIALE

La domanda fu: “In mancanza di roveri e di abeti, si può usare qualche altro legno?”. La pose Marco Zen come patron di guardia all’Arsenale, responsabile di turno del cantiere. Le scorte di roveri e di abeti nei depositi erano esaurite e l’allestimento di tre fregate restava sospeso. Neanche le richieste della flotta in navigazione potevano essere soddisfatte.
Il Consiglio di Dieci aveva risposto che non c’erano roveri nel suo bosco del Montello. In quello di Cajada, proprio dell’Arsenale, gli abeti buoni erano stati già tagliati. Ne doveva arrivare un gran numero dalla Vizza di Cadore, altro bosco dell’Arsenale, ma ci voleva tempo. In Cansiglio, terzo bosco dell’Arsenale, c’era una grande abbondanza di piante, ma erano faggi utili solo per far remi, o montapiè, ossia pioli per scale a corda. Alla domanda risposero i tecnici del cantiere, cioè l’ammiraglio Pietro Paresi, il perito Giulio Cesare, gli architetti Iseppo Francesco Coccon e Zan Domenico Giacomazzo, i costruttori Gio.Batta Gallina, Andrea Chiribiri, Girolamo Manao, Iseppo Zuanne Livio, Pietro Beltrame, Carlo Novello ed Andrea Spadon.

Presero in considerazione il faggio e divisero l’argomento: da una parte considerarono l’uso di uel legno segato in tavole e dall’altra a fusto intero. Proseguirono con la divisione secondo la destinazione: se si poteva usare nella struttura portante delle navi, oppure solamente in qualche settore interno. Il faggio segato poteva essere certamente adoperato in alcune parti non vitali delle navi, ma si doveva tener presente il costo per la preparazione dei singoli pezzi. Per usarlo poi nell’interezza del fusto, si dovevano fare esperimenti pratici perché non se ne era mai fatto uso in precedenza. Conclusero proponendo di far la prova con duecento faggi del Cansiglio.
L’idea fu condivisa da Marco Zenm che la suggerì ai colleghi provveditori e patroni del Reggimento all’Arsenal: dato che in quei giorni si doveva chiedere al Senato l’autorizzazione per un taglio normale nel bosco, si poteva chiedere anche il permesso di tagliare quel tal numero di piante da destinarsi esclusivamente alla prova.

Il permesso fu accordato il 5 maggio 1791, ma siccome il trasporto degli alberi tagliati era già assegnato agli abitanti dell’Alpago in base ad accordi molto precisi e dettagliati, fu deciso che la partita dei duecento faggi fosse regolata da un particolare contratto a parte per non creare complicazioni nell’esecuzione dell’esperimento.

 

SOMMARIO

Cronologia dei contratti

Riassunto

La domanda iniziale
Le compagnie dell’Alpago
Le condotte dal Ponte di Piave
Il crollo delle seghe pubbliche
Un taglio nella Vizza di Cadore
Un taglio nel bosco di Cajada
Il consorzio dei mercannti
Il disastro di Puos
La strada del Runal
Il contratto di Luigi Fantuzzi
Le cinquemila piante di Auronzo
La vedova di Sitran
Il turbine di Val Cornesega
I duecento faggi del Cansiglio
Finale
Dopo la caduta di Venezia

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