Categoria: Libri
Editore: Edizioni Savioprint
Pagine: 101
Anno: 1988
Note: Contiene “Per la fabricazione de’ Carboni nel publico Bosco del Cansiglio”. Ricerche storiche coordinate da Guido Spada.

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GLI ULTIMI FUOCHI

Dalla concreta dimensione della diuturna fatica queste fotografie ci traslano ad un mondo ormai confezionato in carta patinata consegnato alla mitologia oggi di moda di un vivere di fatica che ormai ci è estraneo. Ed esso torna familiare solo vellicando il senso della vista come le immagini cinematografiche accarezzano gli occhi e danno ali al soggettivo rapporto che in noi s’instaura con il passato. Anche queste foto non scandiscono l’evento ma i momenti della sua ricostruzione, una rivisitazione accorata dell’infanzia e giovinezza da parte dei protagonisti ed un recupero del passato di cui si ricombinano i segni in funzione di un folklorico, estetizzante utilizzo da parte di chi fotografa e di chi guarda. Non più fatti di ogni giorno, non rito magico di naufrago che, varcato il pelago, può narrare i pericoli delle isole lontane; del cacciatore che coglie emozioni in questa specie di wilderness nostrana totalmente trascorsa e per questo capace di ispirare brividi d’avventura. Oggi la microstoria s’avvia a diventare la norma storiografica l’indagine su questi antichi mestieri e su questi nostri luoghi-continente diventa sempre più un fenomeno seguito e foriero di sviluppi culturali. Ma spesso quel successivo proliferare di sensi, significati, segni e percorsi interpretativi che accompagna lo screening dei dati denuncia spietatamente la perdita della valenza motivazionale della ricerca stessa.
Il carbonaio è solo uno dei passeggeri del grande bastimento Cansiglio. Così è sempre parso il Cansiglio alle genti dei paesi che lo contornano: una grande nave che attraverso i secoli porta in salvo, alla sopravvivenza, il popolo pedemontano che vi sale nei momenti di crisi. Durante le crisi economiche le risorse naturali del Cansiglio alleviavano i morsi della fame; durante le crisi politiche i suoi rifugi offrivano scampo dai nemici e coraggio alla riscossa. Boscaioli, cacciatori, agricoltori, allevatori, artigiani del legno, cercatori d’erbe e frutti del bosco, partigiani, sono altri passeggeri del gran bastimento, abitanti del continente Cansiglio emergente improvviso e provvido dalla pianura veneta. E dire che da secoli, con il suo nome il Cansiglio subito metteva sull’avviso il viaggiatore circa la sua natura fisica ed il maggior pericolo che presentava: la carenza d’acqua. Se è vero, come pare allo scrivente, che nell’appellativo vi si può riconoscere una base pre-romana “sil”, fiume, sorgente, preceduta da una negazione ad indicare che non vi erano ruscelli o sorgenti. Si segnalava subito il carsismo della zona, la mancanza d’acqua che impediva la stanzialità e che poteva per le antiche tribù trasformarsi in tragedia. Ma, imparato a convivere con questa difficoltà, il continente Cansiglio si rivelava oltre ogni limite generoso con i suoi figli, nei secoli passati come oggi ancora. 
Ma, come talora avviene in natura e sovente è stato registrato dalla mitologia classica, i figli avrebbero ucciso il padre, consumato la madre, se considerazioni ed esigenze d’una lontana élite politica non vi avesse frapposto ostacolo fin dal XV-XVI secolo. Non riguardi di natura ecologica ci hanno oggi conservato il Cansiglio dal parassitismo causato da povertà e fame dei paesi circostanti, ma la decisione politica di Venezia di tutelare il gran bosco come un bene destinato alle sue esigenze marinare di navi e remi. Eppure gli abitanti circostanti conoscevano ogni segreto, ogni anfratto, ogni animale e pianta del bosco. Sapevano e si tramandavano di generazione in generazione tutte le tecniche per sopravvivere sull’altipiano e nel bosco, ma le necessità di vincere la fame erano ancora più impellenti. E se la pressione demografica fosse stata maggiore le conseguenze esiziali allontanate nell’immediato sarebbero state rese ancor più certe nel prosieguo. Fu una specie di rivincita, rarissima avis, del calcolo e della razionalità politica sulla natura. Anche il mestiere del carbonaio conteneva i germi di quest’aggressione autodistruttiva che i livelli della domanda proveniente dalla pianura, fortunatamente e necessariamente limitati, hanno però mantenuto entro limiti tollerabili. Anzi, anche in questo caso l’esperienza dei carbonai ha toccato punte di simbiotico convivere che questo libro illustra, significative nel divenire ecologico. 
Oggi, sui ponti del bastimento il silenzio è maggiore rispetto ad un tempo; più rari, fatta eccezione per la domenica, sono i suoi viaggiatori; quasi scomparsi i lavoratori, ma non è svanito il pericolo. L’arrembaggio alla grande nave stavolta viene da lontano, dallo smog e dalle piogge acide, dagli attacchi di una società industriale in cui, vinta la battaglia contro la fame ci avviamo a perdere quella contro il superfluo. Il nuovo diluvio ci sommergerà di rifiuti: urbani, industriali, agricoli, tossici, mortali… dopo la grande abbuffata. Eppure, come ogni madre costituisce al tempo stesso il rifugio e la norma, così in questo tormentato rapporto uomo-madre natura potremo ritrovare la valenza motivazionale dell’agire. E ricerche come quelle di questo libro possono uscire dalle mode ed acquistare potenzialità per costruire lo spazio culturale del nostro oggi. E questi carbonai uscire dalla nostalgia o dal mito per diventare “piccoli maestri”.

Settembre 1988                                                           Vittorino Pianca

 

PREFAZIONE

Mi è capitato di incontrare, ormai non più giovani, un gruppo di ex carbonai: uomini che oserei definire di ferro, che pur non parlando volentieri di se stessi, rievocano con orgoglio il proprio passato di carbonai, soprattutto quando sono con amici, magari davanti ad un bicchiere di vino. Ed è stato proprio tra un bicchiere e l’altro, che da questi racconti sono affiorate storie di vita vissuta dense di ricordi e aneddoti. Così, attraverso le parole di questi uomini, mi sono accostato alla vita del carbonaio. Esperienze a me sconosciute sono venute a galla in tutta la loro carica emotiva, tanto che, ascoltando, mi è parso di provare io stesso quelle fatiche, quelle privazioni e quei disagi che ognuno di loro affrontava quotidianamente: frammenti di vita che si rifanno ad un modo di vivere comune a molte persone la cui esistenza era strettamente connessa al carbone. Ed è da questi ricordi che nacque l’idea di rivivere, almeno per una volta, quella che era nella realtà la vita del carbonaio. La Guardia Forestale del Cansiglio è stata pronta a raccogliere l’idea e a collaborare. Questo libro nasce da una ricostruzione storica: nel giugno 1983 un gruppo di ex carbonai di Villa di Villa (Tv), ha costruito in località Lamar nella Foresta del Cansiglio, quello che era esattamente il campo di lavoro del carbonaio, con la volontà di far conoscere alle nuove generazioni un mestiere scomparso, affinché non si perda anche il bagaglio di solidarietà, d’inventiva, di capacità di soffrire che ancora oggi ci fa leggere ben chiaro nei volti di questi uomini l’amore per la montagna.

 

INDICE

I Carbonai, p.25
Prefazione, p. 27
Il Carbonaio nel mito e nell’arte, p.71
Per la fabricazione de’ Carboni nel publico Bosco del Cansiglio, p.75
Note, p.94
Bibliografia, p.97
Didascalie foto documenti, p.99

Tags: Carbonai  
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