Categoria: Libri
Editore: Compagnia delle Foreste
Pagine: 152
ISBN: 978-88-98850-44-0
Anno: 2022
Documento:  Documento Link editore
Note: Collana: Conoscere. Postfazione del prof. Giovanni Bernetti .

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La storia umana e professionale di un grande forestale italiano lungo l’arco del Novecento. Dalla selvicoltura agronomica a quella naturalistica: un percorso incessante di ricerca volto a migliorare costantemente la gestione forestale.
“La gestione dei boschi deve rispondere a bisogni sociali che solo le Scienze Forestali possono soddisfare pienamente! Perché perdere tempo con la Botanica o, peggio, con la Fitosociologia? Se la pensate così, la lettura di questo libro potrebbe farvi cambiare idea o almeno potrebbe farvi sorgere qualche ragionevole dubbio."
Quella di Alberto Hofmann è, in estrema sintesi, la storia di un costruttore di ponti tra ambiti scientifici diversi: le Scienze forestali e quelle botaniche, in particolare con la Fitosociologia. Come ci racconta Amerigo Hofmann, Autore del libro e figlio di Alberto, quando suo padre ha iniziato a lavorare con dei botanici nella caratterizzazione delle fitocenosi forestali per poi stabilire con quali tecniche e quali intensità selvicolturali intervenire, era ancora dominante la selvicoltura agronomica. I suoi primi interventi pubblici sulle relazioni tra selvicoltura e conoscenza delle fitocenosi sono stati poco considerati, se non addirittura derisi. Oggi invece Alberto si può ritenere un precursore dei tempi. La sua biografia è quindi un pezzo della storia del pensiero forestale attuale. Il testo di Amerigo, forestale anch’egli, integra con conoscenze proprie il pensiero del padre, attualizza molti passaggi e ci rende chiaro come guardando a certi pionieri del passato si possano comprendere le radici del pensiero e dell’etica di oggi. Un pensiero che, già per Alberto, si configurava come un modo per avvicinare due linee, o meglio due esigenze, spesso divergenti: quella di dover ottenere dal bosco e massimizzare i benefici materiali e immateriali che la società si attende dalla gestione forestale e quella di limitare il più possibile l’impatto sugli ecosistemi.
Ecco, ciò che ha cercato di ottenere Alberto è stato ridurre la divergenza tra le due linee fino a trasformarla in debole convergenza. Due linee che potrebbero arrivare ad intersecarsi forse in un punto prossimo all’infinito, ma proprio quel punto, per quanto lontanissimo, realizza la “selvicoltura perfetta”, diversa in ogni luogo. È chiaro il significato immaginifico e teorico dell’espressione, ma nulla vieta al selvicoltore di muoversi nella sua direzione, avvicinandosi di qualche passo ad un punto in cui le due linee siano più vicine.
È questo lo spirito che ha sempre animato gli studi e i lavori di Alberto Hofmann, “le opere e i giorni” della sua vita, Ἔργα καὶ Ἡμέραι, come avrebbe detto Esiodo tanti secoli or sono e come il figlio, Amerigo, ricostruisce accuratamente in questo volume.

Paolo Mori - Direttore di Compagnia delle Foreste

 

SOMMARIO

1 Premessa pag. 7
2 Nella Milizia Nazionale Forestale pag. 11
3 In Valtellina (1933) pag. 13
4 Etiopia o, come si diceva allora, Abissinia (1938) pag. 17
5 Prigioniero di Guerra in Kenya (1941) pag. 21
6 Rientro in Italia (1946) - Foreste Demaniali di Follonica pag. 25
7 Amministratore della foresta di Tarvisio (1947) pag. 27
8 Missione negli USA (1951) pag. 31
9 Ripartimento di Salerno (1952) pag. 39
10 Bosco e pascolo pag. 41
11 Alluvione di Salerno (1954) e assetto idrogeologico pag. 45
12 Ispettore Regionale a Napoli (1954) pag. 51
13 Studio delle faggete pag. 55
14 Missione FAO in Cecoslovacchia (1956) pag. 63
15 Studio della vegetazione pag. 73
16 Trasferimento a Torino (1957) pag. 81
17 Trasferimento a Genova (1960) e successivi incarichi speciali ASFD pag. 85
18 Fitosociologia e tipologia forestale pag. 89
19 Deforestazione, rimboschimenti e impianti pag. 99
20 Ancora sul faggio e le faggete pag. 107
21 Tutela dell’ambiente e del paesaggio pag. 123
22 Boschi e specie particolari pag. 133
23 Ritorno nel tarvisiano (1973) pag. 141 Alberto Hofmann nel suo contesto
Postfazione del prof. Giovanni Bernetti pag. 145
Didascalie delle fotografie pag. 149

 

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