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Copertina di Pastorizia in Alpago (La)
Categoria: Libri
Editore: Autoproduzione
Pagine: 50
Note: Dispensa ciclostilata. A cura della Biblioteca Popolare di Chies e Codenzano d’Alpago

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INTRODUZIONE STORICA

Dalle poche fonti certe sull’allevamento della pecora si deduce il dato implicito che essa fu da sempre compagna dell’uomo e da lui fu facilmente addomesticata fin dall’epoca più remota; questo fatto ha probabilmente agito in misura determinante sul suo istinto e sull’acutezza dei sensi; essa è dotata di uno spiccatissimo senso gregario ed ha spento nell’abitudine alla vita di “massa” qualsiasi spirito di iniziativa. La pecora è il primo degli animali domestici ricordati nella Genesi e nei testi sacri dei popoli asiatici. Essa era la misura della ricchezza dei popoli pastori; in latino infatti “pecus”, pecora e “pecunia”, denaro, hanno la stessa radice.

Fu l’uomo primitivo della regione delle steppe nell’Asia Centrale il primo pastore, perché la sua unica fonte di sussistenza era collegata alle magre risorse dell’erba delle steppe, di cui si nutrivano pecore e capre, che costituivano perciò la ricchezza prevalente di queste popolazioni per la loro capacità di resistenza al clima e di adattamento all’ambiente. In cerca di nuovi pascoli, greggi ed uomini si muovevano nelle vaste pianure in perfetta simbiosi, in un rapporto di convivenza e di abitudini vantaggiose per le une e per gli altri. La ricerca continua di “un altro posto” fu la caratteristica e il limite dell’evolversi di questa gente. L’allevamento stanziale ebbe origine certa nel neolitico; nelle pitture rupestri della Val Camonica sono già rappresentate figure stilizzate di pastori con il loro gregge, frammisto a bovini ed a cani da guardia. Ma le prime forme di vera e propria pastorizia si ebbero presso alcune popolazioni dell’Asia Minore, da cui essa si diffuse in tutto il vecchi continente.

Il pastore mediterraneo però trovava difficile nutrire il bestiame durante l’estate, per evidenti ragioni climatiche, mentre quello centro-europeo aveva le stesse difficoltà durante l’inverno, perché il foraggio della foresta era scarso e mal conservabile. Così si svilupparono due tendenze: un ritorno al nomadismo predominante nelle regioni con terreni poco fertili o nelle zone montuose con scarsa agricoltura; la macellazione del bestiame e la conservazione della carne, finché nel tardo Medio Evo non venne raggiunta una certa organizzazione agraria, relativa allo sfruttamento del terreno, con le rotazioni e la coltivazione delle leguminose. Residue forme di seminomadismo esistono ancora oggi presso le tribù di pastori algerini e nell’area mediterranea con la transumanza; l’alpeggio è invece uno spostamento rapido e temporaneo che ora prevale, in Italia, relativamente agli ovini, soprattutto nell’Appennino centro-meridionale e nelle isole.

Fin dal secolo quindicesimo, l’allevamento ovino costituì un settore importante per l’alimentazione sia dei nobili che del popolo i latticini infatti, e specie il formaggio, proteine a buon mercato, erano gli alimenti popolari dell’Europa del tempo; se ne faceva largo uso fin dall’inizio del 1500 e notevole commercio. Valladolid ad esempio all’inizio del 1700 era uno spettacolo quotidiano, per le vie ingombre  di asini, che trasportavano il latte dalle campagne e rifornivano la città di formaggi cagliati, di burro e di crema. (....)

SOMMARIO

Introduzione storica

La pastorizia in Alpago

Gli insediamenti pastorali in montagna

Dislocazione e caratteristiche delle malghe in Alpago

La pecora in Alpago

Vita del gregge

La lavorazione del latte

La lavorazione della lana

Vita del pastore