fonte: Mountain Wilderness

Un libro, o meglio, un manuale importante, da consultare in continuazione ogni qualvolta uno Stato presenta una candidatura per un grande evento sportivo internazionale. Certo si parla di Olimpiadi invernali, ma quando si vanno a valutare le spese pubbliche necessarie a sostenere queste brevi manifestazioni, che si consumano in 15 giorni, è opportuno chiedersi perché tali soldi non si trovano mai quando si devono ristrutturare scuole, potenziare la sanità pubblica o i trasporti pubblici, quando è necessario alimentare l’economia sostenibile della montagna italiana.

Il volume è costruito con sapienza grazie a decine di collaborazioni di esperti del settore. Vi si trova la storia delle passate olimpiadi e dei continui, documentati fallimenti economici, i disastri ambientali che hanno comportato, l’incapacità degli enti locali di gestire il patrimonio di impianti che viene loro lasciato in eredità. Non è casuale che CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) definisca insostenibile questi appuntamenti su tutto l’arco alpino. Come non è casuale che laddove le popolazioni locali sono state chiamate a esprimersi sull’evento, il referendum abbia bocciato la proposta e costretto i politici a ritirare le candidature.
Oggi corre veloce, umiliata, la parola “sostenibile”. Le opere dei mondiali di Cortina 2021 che hanno sconvolto il gruppo delle Tofane stanno a dimostrare quanto questo termine sia abusato. Eppure i mondiali erano stati definiti green, come del resto le prossime olimpiadi Cortina – Milano 2026 sono state presentate come sostenibili.
Sostenibilità, green, mobilità alternativa, sono tutti termini che sono stati privati di senso causa un loro uso spregiudicato da parte dei politici, causa un mondo dell’informazione fragile, prono ai potenti, quasi sempre privo di coraggio.
Il libro ricostruisce la storia delle Olimpiadi degli ultimi 20 anni, entra nel merito dei cambiamenti climatici in atto, nella crisi, specialmente identitaria delle popolazioni delle montagne italiane laddove il turismo è diventato monocultura.
Silvio La Corte ha il merito di aver raccolto non solo storia, ma di aver dato voce a tanti attori dei territori alpini, agli attivisti e ai militanti, a chi sta documentando giorno per giorno l’accelerazione dei cambiamenti climatici, la documentazione della insostenibilità economica e sociale di questi appuntamenti.



Non possiamo che ringraziarlo anche perché il volume ci aiuterà a comprendere nel dettaglio l’ammontare reale delle spese pubbliche delle Olimpiadi del 2026 e l’ulteriore spreco, consumo di territorio naturale e libero che questo appuntamento trascinerà con se, in Valtellina come a Milano, in Trentino come a Cortina. Se già oggi le Dolomiti soffrono il turismo di massa che le sta demolendo, come ben documentato dalle associazioni ambientaliste nazionali e locali nel dossier presentato presso UNESCO nel 2020 (pubblicato integralmente), dopo l’appuntamento troveremo questi territori degradati in modo irreversibile dal punto di vista paesaggistico e qualitativo.
Come suggerisce nel libro Luca Mercalli non siamo in presenza della eroica fiamma olimpica, ma di una fiammata che alimenta una sfornata di denaro pubblico che sarà sprecato in 15 giorni di gare e sul territorio lascerà un deserto. Come sempre accaduto, Bormio 2005, Torino 2006: i comuni interessati si troveranno il loro bilancio impossibile da risanare, anche a 15 anni di distanza dall’appuntamento sportivo.